L’Enel faccia chiarezza sul futuro delle maestranze

Sono ormai parecchi mesi che Enel ha dichiarato la sua riconversione per la produzione di energia elettrica, ma mai un confronto con le Organizzazioni sindacali che hanno il contatto con le maestranze.
La società elettrica, a partecipazione statale, sta facendo registrare il punto più basso delle interlocuzioni di tutta la sua storia, e vorremmo capire se sono direttive governative, o dirigenziali e se prevale la seconda vorremmo capire se sono i manager nazionali che stanno imponendo il trascinarsi di una così assordante silenziosità nel territorio che li ha resi la prima centrale a carbone d’Europa, oppure è l’insolenza dei dirigenti locali, in ogni caso questo silenzio preoccupa molto la Uilm e le centinai di dipendenti che ogni giorno entrano nello stabilimento di Cerano, che per ora stanno assolvendo a quelle che sono le loro mansioni in maniera consapevole e ligia, ma sicuramento non tarderà la presa di posizione che ci imporrà di far chiarezza su come si intende gestire le oltre mille risorse che oggi lavorativamente risiedono nella centrale.
Già da anni abbiamo assistito ad un decalage di produzione senza mai comprenderne la reale strategia produttiva in quale fase di rilancio collocare la mancata produzione di energia elettrica a Cerano, infatti Enel, non si capisce per quale logica, oggi viaggia a meno del 15 % della sua capacità produttiva.
Se i dirigenti pensano che sia bastato sponsorizzare la squadra di basket per ripagare delle emissioni di CO2 il terriotorio salentino penso non abbia fatto i conti con la realtà, oggi noi della Uilm di Brindisi vogliamo capire in che contesto collocare Cerano, quale saranno i tempi e soprattutto i metodi da utilizzare e vorremmo essere chiamati a decidere insieme di quale futuro occupazionale si intende dotare il nuovo impianto, non posssiamo continuare a leggere sui mass media quello che invece deve essere oggetto di confronto con le Organizzazioni sindacali, confronto mai esistito senza essere costretti a dover proclamare gli stati di agitazione per le 1000 famiglie che dipendono da quel sito produttivo.